
Chi fosse indotto, dal nome del ristorante, a pensare a qualcosa di esotico, legato magari alla nazionalità di un marinaio di Manila o di Luzon capitato per caso da queste parti, cadrebbe in un simpatico equivoco. Perché quando nel 1910 Filippino Bernardi si trasferì a Lipari dalle natie Marche, di esotico trovò soltanto questi meravigliosi nostrani " Mari del Sud" che da sempre fanno da sfondo all'eccezionale scenario delle Isole Eolie.
Attestatosi ai piedi della "Rocca ", appena fuori la "Citade", il Filippino (così fu subito ribattezzato dalla gente del posto forse divertita da un nome "vezzeggiativo) aprì sul limitare di uno spiazzo erboso un modesto esercizio adibito a cucina e mescita di vino locale e, secondo le buone usanze contadine, si alternava al fornello con la moglie Luisa avviando nel contempo a quell'arte il figlio Filippo. |
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Il ragazzo, restio come tutti i giovani ad ascoltare i consigli paterni, volle fare di tutto prima di accettare ciò che il destino aveva già scelto per lui. Fu quindi postino, agricoltore, (i Bernardi amano la terra), pescatore.
Mestieri che, secondo lui, lo rendevano "indipendente" ma che, fatalmente appunto, non riuscirono ad allontanarlo dalle sue radici. Ritornò ineluttabilmente alla cucina di famiglia inventando, per i rari viaggiatori e per i troppi prigionieri politici, le ricette che ancora oggi sono la ricchezza di uno dei più noti ristoranti italiani.
L'antica opera di Filippino Bernardi insieme a quella più recente del figlio Filippo si è oggi consolidata e definitivamente affermata attraverso l'appassionato impegno e la dinamica professionalità di Antonio e Lucio Bernardi i loro discendenti. I due fratelli hanno caparbiamente perseguito un solo scopo: far si che la loro isola fosse conosciuta non solo per "l'incomparabile bellezza del silenzio" ma anche per la sua cucina.
I riconoscimenti, tanto più graditi in quanto mai sollecitati, non tardarono a venire e si tradussero in recensioni apparse sulle più qualificate Testate italiane e straniere (Politiken, New York Times, Espresso, Gente, Inquirer, Panorama, Figaro, Die Welte, Nelly...). |
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Lo spiazzo erboso di una volta ha ceduto il posto ad una ridente piazzetta rigogliosa di folti alberi e piante. Sul lato sinistro, salotto nel salotto, dalla vecchia capanna è sorto un moderno e funzionale ristorante articolato in due sale interne e in una, grande e rinnovata terrazza climatizzata.
L'arredamento, tanto legno massello scuro e colori tenui, è sobrio ed elegante: mobili d'epoca, un caldo camino, le pareti ricoperte dai fantasmagorici piatti dei "Ristoranti del buon ricordo" alla cui associazione Filippino appartiene dal 1974.
Fin dalla prima volta che vi si accede si ha la netta sensazione di ritrovare un posto conosciuto, familiare come se si entrasse in casa di amici.
La direzione delle sale, e la loro scrupolosa organizzazione, è curata da Antonio, mentre la conduzione della cucina è in mano di Lucio. Razionale e sistematico l'uno, estroso e versatile l'altro, hanno in comune, nelle loro seppur diverse personalità, una naturale riservatezza, una ritrosia e un rifiuto sistematico dell'effimero.
Professionalmente hanno un solo scopo: raggiungere il più alto grado di qualificazione possibile attraverso l'esperienza e l'acquisizione di nuove tecniche da coniugare comunque con la fantasia e la semplicità, che distinguono e definiscono i sapori "di una volta"
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